Il credente non crede solo in un dio ma a tutti gli dèi che la sua credenza gli propone (dovrei dire «gli impone»). E, assieme a quegli dèi, lui crede pure a tutto il «sistema» magico e irrazionale che li contiene e in qualche modo li fa sussistere.
Il cielo del credente (inteso come cristiano cattolico) è assai affollato. C’è da deprimersi davvero tante sono le figure celesti che il credente pensa stiano davvero lassù da qualche parte a “lavorare” per il genere umano; vediamo quali sono.
Intanto c’è Dio, che è «uno e trino», quindi sfugge a una conta precisa, ma questo aggiunge fascino per il credente invece di ridimensionargli la fede.
Poi c’è Gesù Cristo, che sta lassù fisicamente giacché, com’è noto, non è morto da essere umano ma è resuscitato ed è volato in cielo dopo essere stato ucciso sulla croce. Il mito dice che è andato a sedersi alla «destra di dio padre», per cui si deve desumere che il luogo che ospita costoro sia strutturato architettonicamente in modo da dare un senso ad almeno due direzioni: destra e sinistra. Resta inesplorata la motivazione per cui alcune divinità debbano stare sedute e a far che, nonché le modalità di tali sedute (sedia?, sgabello?, trono? e di che “materiale”?), sennonché neppure questo dettaglio pregiudica la fede credente.
Altro personaggio presente nei pressi di Dio è la Madonna, non morta come tutti gli esseri umani pur essendolo indubitabilmente (tanto da restare incinta), ma «assunta» fisicamente in cielo. Questa notizia è particolarmente gustosa perché rappresenta uno dei «dogmi» della religione cattolica, cioè verità assolute e indiscutibili derivate non da un «fatto» ma dalla fantasia di un papa: nella fattispecie, fu Pio XII il 1º novembre dell’anno santo 1950 attraverso la costituzione apostolica Munificentissimus Deus a inventarsi l’assunzione della Madonna in cielo; è noto che il motivo fu la necessità di non delimitare in alcun modo la purezza assoluta con cui era stata costruita la «madre di Dio»; ed ovviamente farla morire come tutti pregiudicava quella aprioristica purezza. Come dire: spiegare un fatto assurdo con argomenti ancora più assurdi …
Sulla modalità esatta della presenza in cielo di Giuseppe, il famoso padre putativo di Gesù e quindi la chiusura del cerchio della «sacra famiglia», ci sono almeno due versioni. La prima lo vorrebbe morto come un comune mortale, tant’è che i Vangeli ad un certo punto non lo menzionano più, cosa che fa supporre che la morte del falegname sia avvenuta anche prima della discesa in campo del Nazareno. La seconda versione circa la fine terrena di Giuseppe lo vuole anche lui assunto fisicamente in cielo contemporaneamente alla resurrezione del figliastro.
Altri personaggi abitatori dell’invisibilità credente sono gli angeli e i dèmoni. Pare che siano stati creati da Dio ancor prima della Terra (Giobbe 38:4-7) a far che, non è mai stato chiarito. Daniele (7:10) dichiara che sono «mille migliaia e diecimila volte diecimila» e negli Ebrei (12:22) si parla di miriadi di angeli. In Apocalisse (5:11) sono «innumerevoli». Altre fonti riducono gli angeli ad appena 72, e i diavoli a 37; totale: 109, forse selezionando i principali di ciascuna famiglia. In merito, essendo le fonti assai eclettiche e soprattutto incerte, regna una discreta confusione; tanto per dire: Lucifero, angelo decaduto a demone, tra chi va contato? E i cosiddetti «angeli custodi», generati ad ogni nascita, a che numero fanno salire il totale? Mah!
Infine, last but not least, ci sono santi e beati. Il Martyrologium Romanum, che contiene l’elenco ufficiale dei santi e beati venerati dalla Chiesa, ne elenca quasi diecimila! Non penso che esistano altrettanti compiti loro assegnabili, cosicché sarà il caso di dedurre che molti santi stiano in cielo a far niente; perché Dio vuole pure santi “inutili”? Le sue, si sa, sono vie oltre che infinite anche imperscrutabili.
Il santo è una figura particolare, a metà strada fra l’uomo e la divinità. O, meglio: è un uomo che altri uomini detti papi ad un certo punto, facendosi motu proprio interpreti della volontà del loro dio da cui dicono di aver avuto una delega speciale, decidono che sia divino. Questo passaggio chimico, questa sublimazione fra lo stato umano a quello divino, è esclusiva prerogativa del mondo cattolico. Nessun altra religione può “fare” santo un uomo: dettaglio gravido di interessanti riflessioni; per esempio: l’aldilà, è un aldilà esclusivamente cattolico, abitato da personaggi cattolici? E basta la fede per ritenere che tutte le altre religioni hanno torto, sbagliano, mentono, e dunque i loro eventuali sistemi ultraterreni sono soltanto invenzioni? Il credente cattolico è sicurissimo delle proprie credenze, anche perché ha paura di essere scettico giacché lo scetticismo nella sua Chiesa si chiama eresia.
Questa sua presunzione lo predispone alla discriminazione, alla divisione e all’intolleranza nei confronti di chi immagina sistemi diversi.
Ma come si costruisce un santo?
Vale la pena sintetizzare tutti i passaggi, non fosse altro che per capire quanto è chiaro e lampante non c’è proprio niente di divino ma si basa tutto, esattamente tutto, su invenzioni e giochi di prestigio dei vari uomini protagonisti della “trasformazione” senza alcun riscontro verificabile.
Il processo mistico-magico, nonché palesemente truffaldino, si chiama «processo canonico».
Dopo essere nata intorno all’anno Mille (Il primo santo canonizzato da un papa fu Ulrico di Augusta, vescovo svizzero del X secolo, fatto santo da Giovanni XV nell’anno 993) ed esser passata attraverso varie evoluzioni, la procedura per trasformare un essere umano in una pseudo divinità trovò una prima sistematizzazione con Benedetto XIV nel De servorum Dei beatificatione et beatorum canonizatione (1734-38). Successivamente, la procedura si affinò ulteriormente, fino ad arrivare alla vigente normativa promulgata nel 1983: la “Divinus perfectionis Magister” (25 gennaio 1983). In essa è stata stabilita sia la procedura per le inchieste sia il diritto di emanare speciali Norme a tale scopo.
I vari livelli immaginati dal clero da far salire all’aspirante santo sono i seguenti.
Servo di Dio (livello diocesano) lo proclama il vescovo dopo una inchiesta tesa a trovare elementi che dimostrino che il candidato «ha vissuto cercando di conformarsi radicalmente al Vangelo nelle azioni e nelle parole e – per quanto è possibile intuire – nei pensieri e nei sentimenti». Quindi, testimonianze e documenti vengono consegnati alla Congregazione delle cause dei santi. Qui il relatore prepara un dossier – detto Positio – col quale almeno nove teologi valuteranno se la vita del servo di Dio si è svolta o meno secondo il Vangelo in modo non comune. Avuto il placet dei teologi, il servo di Dio viene giudicato da una successiva Commissione, formata da vescovi e cardinali.
Venerabile. Se anche questa Commissione dà parere favorevole, il servo di Dio viene presentato al Papa, perché emetta il suo parere definitivo. Tale parere consiste nel dichiarare che il candidato ha vissuto in modo non comune le virtù cristiane; grazie a tale status, il Papa lo indica come modello di vita evangelica, vale a dire venerabilis.
Beato. A questo se il venerabile ha pure compiuto un miracolo (vabbè, Dio solo compie miracoli: il venerabile intercede; ma sono dettagli), dopo averlo verificato con un’altra inchiesta, il Papa iscrive il venerabile tra i beati, e le persone possono cominciare a pregarlo.
Santo. Il neo beato a questo punto dovrà farà almeno un altro miracolo, solo allora il Papa lo proclamerà santo, cioè modello di cristiano a cui essere devoti.
Inutile far notare che l’intero processo è una sorta di auto convincimento che le cose stiano così; esattamente come la masturbazione che è finalizzata a soddisfare soltanto se stessi.
Uno dei punti-cardine del processo è il riconoscimento del «miracolo».
Proprio in quanto decisivo, questo riconoscimento dovrebbe essere ferocemente assoggettato a prove e verifiche di tipo scientifico, attuate da personale non di parte (quindi per esempio non particolarmente credente), con delle conclusione soggette alla valutazione di tutta la comunità scientifica.
Invece no. La Chiesa i suoi santi se li canta e se li suona da sé, e non vuole interferenze.
Chi viene preposto a dichiarare «miracolo» un evento legato alla persona santificabile, non è un uomo di scienza ma un prelato; non è uno in grado di esprimere un giudizio obiettivo ma uno che è orgoglioso di esprimere un pre-giudizio. La medesima situazione in cui un gruppo di mafiosi deve giudicare un aspirante mafioso …
Nessuno scienziato chiamerebbe miracolo una guarigione accreditata in modo fantasioso a un «santificabile», anche perché si tratta di guarigioni spiegabili altrimenti dalla scienza. Ma la Chiesa no: quella è la prova provata dell’intervento miracoloso dell’aspirante santo. E un certo tipo di popolo, i cosiddetti credenti, sono prontissimi a raccogliere questa inesistente «prova» e farne l’ennesimo apice della propria fede. Poveretti!
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