Prof di irc fa nota sul registro contro studente gay

Assolutamente inconcepistudenti sorpresi gaybile

SAN GENNARO NON E’ LA FESTA DI TUTTI

Ho inviato come coordinatore di Circolo la seguente lettera a La repubblica.Napoli e al lettore valdese che lamentava, in una lettera del 22 settembre pubblicata, l’esternazione del cardinale che continua a dire che san Gennaro è la festa di tutti i napoletani.

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Prendiamo spunto dalla condivisibile lettera del sig. Luciano (La Repubblica Napoli del 22 settembre) per esprimere tutto il nostro dispiacere per la situazione lamentata e sofferta dal lettore. La festa goduta in occasione del cosiddetto miracolo di san Gennaro non può essere intesa, come l’arcivescovo tiene a reiterare, come una festa di tutti i napoletani; intanto per mero motivo numerico: tra quei cittadini ci sono ben pochi veri cattolici, cioè che seguono tutta la catechesi e vanno a messa, e ci sono molti indifferenti, diversamente religiosi e atei: tutti imprudentemente contati fra i cattolici solo perché risultano nei registri battesimali (su questo esiste una giurisprudenza che permette il diritto allo sbattezzo, ma chi lo sa?). Il secondo motivo è sostanziale: dubitiamo assai che una tradizione così caratterizzata da evidente superstizione, così incerta storicamente (per esempio, tra il martirio del santo e la devozione del sangue passa un millennio) e così compromessa dalla spiegazione alternativa della tissotropia, possa ancora nel terzo millennio sperare di essere accolta acriticamente.
Ebbene, per noi atei, pur nel rispetto delle tradizioni della città, sia il mito di Gennaro sia il supposto miracolo non hanno alcuna veridicità comprovata, e quindi non comprendiamo il fine ultimo di festeggiare se non quello di riaccendere periodicamente la stanca fede di questo nobile e laico popolo.
Se la comunità valdese lamenta noncuranza, che dire di quella atea e agnostica che pure a Napoli, e quasi solo grazie alla Uaar, si ritrova a difendersi dalle mille risorse anti-laiche di cui il clericalismo dispone? Non è solo il rito sangennarino, caro signor Luciano, a dimostrare la superbiosa supponenza del clero, ma potremmo ad esso associare il dispiego impunito di simboli cattolici negli spazi pubblici, la sola presenza della religione cattolica a scuola in barba alle mutate condizioni culturali derivanti dai cospicui flussi migratori, i dictat quotidiani e le pressioni sulla politica, la persistente resistenza a pagare l’ici, il godimento del truffaldino meccanismo dell’8×1000, e i molti e variegati privilegi di cui si bea la Chiesa.
Dentro questo scenario si muove il nostro sindaco e pure lui, a nostro parere, sacrifica troppo la propria veste istituzionale alla devozione. Se è il sindaco di tutti, ebbene De Magistris rappresenti tutti i credenti e tutti i non credenti evitando, per esempio, di baciare le teche sangennarine. Stigmatizzi le ricorrenze religiose ma anche quelle non religiose, non solo quelle cattoliche che, temo, sono poche e nientaffatto rappresentative rispetto a quelle laiche imponenti per sostanza e numero, che hanno formato e forgiato Napoli, l’Italia e il mondo mentre la Chiesa si impegnava a mettere il freno a mano al libero pensare, al progresso, alla scienza e all’evoluzione.
Per tutto questo, i non credenti napoletani auspicano una inversione di tendenza doverosa e urgente: i cattolici continuino liberamente ad esprimersi, ma non più a danno degli altri credenti e degli atei. E De magistris sia finalmente il garante di questa semplice ma vituperata speranza che si chiama laicità.

 

ULTIM’ORA: Questa lettera è stata pubblicata anche su Repubblica Napoli

L’OSSERVATORE … LAICO

Da un po’, nel mio istituto (l’Alessandro Volta di Napoli) circola il quotidiano “L’osservatore romano” come effetto del progetto “Quotidiano in classe” che da anni viene proposto e che finora aveva solo previsto giornali come Repubblica, Il Mattino o il Corriere della sera. Quest’anno, è comparso invece il quotidiano dei cattolici; io sono stato assente per malattia fino a dicembre 2011, e certamente ad inizio anno scolastico la cosa fu proposta e accettata dagli Oo Cc preposti. Cosicché me la sono ritrovaa cotta e mangiata al mio ritorno. Dacché la protesta seguente:
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L’iniziativa « Quotidiano in classe » è un’attività meritoria nonché altamente formativa.
Tuttavia, garantire la necessaria neutralità di ciò che viene sottoposto alla lettura e all’attenzione degli studenti è materia di somma delicatezza; un qualsivoglia «squilibrio», infatti, invaderebbe il campo dell’agiografia perché privilegerebbe ed esalterebbe una specifica concezione del mondo a danno di tutte le altre.
Per tale ragione, presumo, entrano in scuola giornali non schierati ufficialmente ma non, per esempio, l’Unità, Il Manifesto o il Foglio …
Purtroppo, è proprio questo che è accaduto quest’anno in questo Istituto: la diffusione del quotidiano «L’Osservatore Romano», organo «politico- religioso» – come da testata – della Chiesa cattolica, non è possibile considerarla nello spirito dell’attività del «quotidiano in classe», giacché sfacciatamente di parte e quindi di natura «pubblicitaria» della credenza cattolica.
Ciò constatato, pur ipotizzando la buonafede dei colleghi proponenti, allo scopo di bilanciare il suddetto squilibrio, e quindi difendere l’equo diritto all’esistenza delle idee, al più presto esigerò che in Istituto sia presente anche una pubblicazione atea razionalista da diffondere con pari solerzia agli studenti.

Calogero Martorana
7 giugno 2012

MANIFESTI A NAPOLI SU REPUBBLICA

“Sei miliardi l’anno alla Chiesa, ecco la vera miracolata di San Gennaro”. Divide e solleva polemiche tra cittadini e religiosi la campagna pubblicitaria shock contro i fondi pubblici alla Chiesa Cattolica apparsa nelle strade di Napoli”.

Così la giornalista di Repubblica A.L. De Rosa rilancia la nostra azione a Napoli. L’articolo è qua:

http://napoli.repubblica.it/cronaca/2012/04/23/news/manifesto_contro_la_chiesa_a_pochi_passi_dal_duomo-33832668/

CROCIFISSI IN REGIONE

Napoli, 19 aprile 2012

OGGETTO: crocifissi

Spett.le Presidente Romano
Spett.le Consigliere Maisto
Regione Campania
sede

Apprendiamo che il consigliere Giuseppe Maisto propone di acquistare 500
crocifissi da mettere a presidio delle entrate della Regione Campania. Totale
della spesa: 5.000 euri.
Volendo scartare l’ipotesi di avvertire la necessità psicologica e irrazionale di sentirsi protetti da un manufatto simbolo di eventi dolorosi ed esperienze ignobili, per spiegare la curiosa idea non ci resta molto altro che l’imposizione anti-laica di una religione a danno di tutte le altre e della non religiosità.
Probabilmente il consigliere Maisto ha voluto solo provocare, per cui il Consiglio non ne ascolterà qualunque argomento. Ma se così non fosse, egli non solo finge di dimenticare che emulare una simile iniziativa a cura di Renzo Bossi non è proprio così nobile, visto lo scandalo in cui quel proponente è precipitato, ma s’è pure distratto sul significato vero e inappellabile di
quella icona con cui vorrebbe segnare il territorio. Il crocifisso, infatti, al massimo è la rappresentazione di una religione e non di uno Stato, e al minimo è il simbolo di una Chiesa oggi non certo modello di virtù nonché da sempre oscurantista, anti progressista, censoria e venale.
Quindi, l’esimio consigliere di cosa mai parla quando spaccia il crocifisso per simbolo di valori civili? E che hanno a che fare i valori laici con l’omofobia, la sessuofobia, la misoginia, la superbia che sono a fondamento della dottrina cristiana?
Non c’è affatto necessità di essere atei o agnostici per prendere netta e decisa distanza da codesto maldestro proponimento, basta solo essere civili, laici e ragionevoli. Per cui, non solo come esponenti di un’associazione che rappresenta i circa 10 milioni di non religiosi italiani, ma pure come cittadini a difesa del supremo e costituzionale principio laico, invitiamo il
consigliere Maisto a rispettare gli spazi comuni di tutti senza quella appropriazione indebita che sarebbe se li identificasse con un simbolo qualunque esso sia: religioso, sportivo, ecc. Nel contempo lo invitiamo a rispettare meglio i simboli dello Stato che lui serve, e che proprio per questo sono e debbono essere presenti negli spazi pubblici.

Calogero Martorana
coordinatore del Circolo Uaar di Napoli
http://www.uaar.it

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